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Osteopatia

facilmente raggiungibili da mazzano, rezzato, bedizzole e montichiari.

contatto manuale per la valutazione, la diagnosi ed il trattamento della persona.

Si tratta di una terapia manuale, complementare alla medicina classica, incentrata sulla salute della persona piuttosto che sulla malattia; si avvale di un approccio causale e non sintomatico (spesso, infatti, la causa del dolore trova la sua locazione lontano dalla zona dolorosa), ricercando le alterazioni funzionali del corpo che portano al manifestarsi di segni e sintomi che possono poi sfociare in dolori di vario genere. L’Osteopatia, o Medicina Osteopatica, è nata alla fine dell’Ottocento negli Stati Uniti d’America e si è diffusa nei primi anni del Novecento in Europa, in particolare in Francia e Inghilterra, dove è da tempo una medicina affermata.

Solamente un’osteopata può riconoscere una disfunzione osteopatica, poiché a volte questi tipi di lesioni sfuggono anche ad esami tipo le radiografie. Questo perché una disfunzione osteopatica, non deve per forza essere uno strappo muscolare o un osso che si è rotto. La disfunzione osteopatica va ad influire il movimento, prima di fare male o di danneggiare gli organi, prima di moltiplicarsi in numero o in dimensione. Si manifesta come uno squilibrio quasi impercettibile che spesso non viene evidenziata dalla maggior parte dei terapeuti. La disfunzione osteopatica viene scovata solamente se si è in grado di leggere a livello delle articolazioni la presenza di blocchi o squilibri. I blocchi e gli squilibri articolari sono causati da traumi o da aggressioni esterne  o da alterazioni di funzioni interne e sono il punto di partenza di numerosi fastidi che piano piano si evidenzieranno nel corpo umano. Il corpo tenterà di reagire a questi blocchi tramite il primo principio dell’osteopatia ( autoguarigione )  ma se l’aggressione sarà più forte delle difese del corpo allora si verrà ad instaurare una vera e propria disfunzione  osteopatica.

La filosofia osteopatica

La filosofia osteopatica si basa su tre princìpi di base: l’autoguarigione, la relazione struttura-funzione, la nozione di unità dinamica del corpo umano: Still, afferma che il corpo contiene in se stesso tutti i mezzi necessari ad eliminare e prevenire le malattie. E ciò a condizione che i sistemi di autoregolazione siano liberi di funzionare correttamente, vale a dire che non si abbia alcun ostacolo sulle vie della nutrizione tissulare e della eliminazione dei rifiuti. La relazione struttura-funzione: gli ostacoli, per Still, sono da ricercare nelle strutture corporee, vale a dire nel sistema mio-fascio-scheletrico. Le articolazioni, in particolare quelle intervertebrali, possono, in seguito a traumatismi diretti o indiretti, subire delle modificazioni funzionali all’origine delle turbe patologiche. Riprendendo nella propria interpretazione la teoria dell’irritazione vertebrale dell’inglese Thomas Brown (1828), Still perfezionò la nozione di “lesione osteopatica”, compromissione strutturale a ripercussione delle funzioni corporee attraverso la via indiretta dei disturbi della vascolarizzazione e dell’innervazione che la suddetta “lesione” comporta. Still ebbe a dire: “la regola dell’arteria è assoluta”. Secondo Still, distinguere tra struttura e funzione è del tutto illusorio poiché la struttura controlla la funzione e la funzione condiziona la struttura. 

L’unità del corpo umano: a partire dalla negletta concezione ippocratica, Still situa l’unità del corpo umano a livello del sistema mio-fascio-scheletrico. Tale struttura riunisce le varie parti del corpo ed è suscettibile di conservare tracce del traumatismo che subisce, anche se di entità minima. Attraverso il suddetto sistema si attua anche la concatenazione dei disturbi con possibili effetti a distanza.